La campana di S.Susanna

L’occasione della Rogazione a S.Susanna ci ha dato l’idea di fare qualche approfondimento sulla campana che, in tale occasione, accoglie pellegrini e visitatori col suo scampanellare, esercizio, questo, che pur di competenza delle persone con maggior esperienza, inevitabilmente tutti vogliono fare.

Non è effettivamente così comune poter suonare una campana!

E che campana ! A sentirla, prima che a vederla, arrivando (arrancando) lungo l’ultima parte del sentiero che arriva da Facen, è già una specie di miraggio: la sua voce, nel bosco in cui si snoda il sentiero, indica l’approssimarsi della fine della fatica, una sorta di ‘faro’ nel bosco verso cui dirigersi.

Osservata, poi, da vicino, appare particolarmente ricca nei dettagli costruttivi, nei simboli ed iscrizioni che la caratterizzano.

Vi troviamo infatti, oltre allo stemma della pluricentenaria azienda costruttrice Colbachini, sia simboli di sicura fede (San Antonio da Padova) oltre che del papato, che i simboli del regime (il fascio littorio) sotto cui è stata fusa: immaginiamo, quindi, che questa campana sia ritornata a Facen, a S.Susanna, al posto di quella certamente asportata e requisita dalle truppe austroungariche nel corso del 1917. Fine condivisa, per altro, da quasi tutte le campane all’epoca presenti nei territori occupati dopo Caporetto.

Durante il regime che, immediatamente dopo la fine della prima guerra mondiale caratterizzò i tempi, alle chiese, alle parrocchie, ai campanili spogli e muti furono restituite le campane asportate.

Riteniamo quindi così sia stato anche per questa campana, sul cui suonare – nel tempo – si sono cimentate generazioni intere, di bambini e di grandi, magari e probabilmente con diverso risultato.

Ma ascoltiamone la voce !

Ma, insieme con i decori, una scritta in latino, nel bronzo, attira l’attenzione :

‘Me fregit furor hostis at hostis ab aere revixi Italiam clara voce Deumque canens’

E ci fa indugiare, nei nostri ricordi scolastici lontani, nella sua traduzione, che così – con i nostri limiti – proponiamo:

Mi spezzò il furore del nemico ma dal bronzo del nemico ripresi vita cantando a chiara voce Dio e l’Italia

Poi, dopo qualche ricerca, abbiamo scoperto che anche altre campane nella nostra provincia, nei territori all’epoca occupati, sono fregiate con analoga iscrizione: lo sono infatti campane presenti anche in Cadore, come, ad esempio, a Calalzo.

Con qualche altro approfondimento abbiamo scoperto, poi, che l’autore del versetto impresso nel bronzo della campana è del prof. Ermenegildo Pistelli, che fu anche fervente patriota e cittadino dottissimo.

Qualche cenno storico a supporto

°°°°

A.Chs
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