1876 – Facen : altare S.Lucia e morte del Cav. Marsiaj

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L’altare di S. Lucia di Facen ristorato

Nel giorno 18 Maggio veniva ristorato l’Altare di S. Lucia da quel Famoso Asteo di Feltre che sì bellamente rinovò il Crocifisso della Chiesa Parrocchiale, e lo ridusse in modo che ti sembra Altare di marmo che sporge con un bellissimo parapetto in bassorilievo in bronzo ai lati del quale si stanno due mensole di marmo d’africa, la qual opera assorbì V.L. 80.

1876  29 Giugno : Morte del Caval. Giorgio Marsiaj

Fin dall’Agosto dell’anno perduto il Sig.r Giorgio ebbe a patire un colpo che l’offese molto al cervello ed inceppò in tal modo la lingua da non trovar parola atta ad esprimere l’idea che confusa serbava in mente.

Si riebbe e ricadde varie volte. Ma ultimamente fu ridotto ad uno stato compassionevole.

Ingordo nel mangiare non risparmiò il proprio sterco, quando la mano pietosa non fosse pronta ad impedirlo..

Il 22 Aprile diffuso dovunque il lamento di tanti danneggiati con contratti usuraj ed altre ingiustizie emise alla presenza del suo Confessore e della sig.ra Giacomina Bassani Bertelle una dichiarazione con cui obbliga i suoi eredi a indennizzare  sulla massa comune tutti coloro che avessero sofferto danno, e sotto una tale condizione fugli portato il Santo Viatico e gli altri soccorsi di religione.

Spirò la notte di S. Pietro circa la mezzanotte, e la sepoltura fu eseguita nella Domenica susseguente.

Fu sontuosissima, ma niente edificante.

La Banda di Feltre che venne ad accompagnarlo, quanto col suono ne promulgava l’evento, altrettanto dissipava la pietà, che sembra morta essa pure.

Furongli fatte le esequie nella Chiesa Parrocchiale e dopo trasferito a Cardenzan e seppolto in quella Chiesetta di cui era patrono.

Fu accompagnato dall’Arciprete de Biasi, Parr. Canali, D. Paolo Ceccato, D.Antonio Vecellio e D. Gio.B. Argenta, i quali si aspettavano qualche maggior riconoscenza dagli eredi di tanta ricchezza.

Ora nasconto in quella tomba fra 80 chili di carbone può assicurar alle sue ossa il color nero di cui fu tinto per i 76 anni che condusse in questa vita, in cui poco godette e fece molto tribolare lasciando solo contenti gli eredi di tante sostanze, ma con cuore esulcerato nel dividerle.

Che sarà?  Partes vulpium erunt.

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Tratto dal “ Libro cronistorico della parrocchia di Pedavena (1757-1924)” a cura di Giuseppe Corso e Aldo Barbon

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