1867 – Morte di Don Scalet il 13 aprile

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Poco durò il contento degli abitanti di Facen per il conseguimento del loro Curato che instancabile nell’insegnare, nel promuovere la gloria di Dio, e nel compiere la Canonica, al quale scopo avea ordinate 10 bene di calce, si vide colto da grave male  che in tre giorni lo condusse al sepolcro munito di tutti i soccorsi della Religione il 13 Aprile 1867.

Era brama dell’Arciprete e degli altri sacerdoti allievi del suo zelo, che la sua Salma fosse trasportata nel Cemitero Parrocchiale, dove una ben meritata lapide significasse a tutti le laboriosi mansioni sostenute, che lo trassero al sepolcro nell’età di 55 anni.

Ma l’amore di Facen si scosse a tal divisamento e si protestò voler il benedetto cadavere nel loro Cimitero, (61) minacciando rivoltarsi contro chi impedisse il loro espresso volere.

S’arrese il Parroco a tal decisiva volontà accompagnata dalle lacrime del loro comune cordoglio, e così fu eseguita in quella Chiesa la Funzione mortuaria nella quale D.n Giacomo Furlin Parroco di S.Luca di Feltre lesse Orazione funebre che ricordava i meriti, le fatiche, l’ingegno, la carità e la sapienza del compianto defunto.

Lamon, San Donato, Foen, Caupo concorsero a rendere omaggio all’estinto col mandare torcie e Sacerdoti che onorassero tal decorosa sepoltura fatta in un poco decente Cemitero che minaccia crollo e ruina, pel quale però venne decretato opportuno restauro.

1867 – Ingresso nella Curazia di Facen del R.D.n Celestino Zorzi il 19 maggio

Rimase vacante quella Curazia fino al 19 Maggio nel qual giorno facea ingresso qual Curato D.n Celestino Zorzi, (62) prima Frate Francescano Osservante sotto il nome di P.Anacleto da Rumo, Tirolese.

Poco dopo il suo ingresso gli abitanti di Facen fecero ricorso al M.r Ill.mo Vescovo perché obbligasse il Parroco a concedere quei diritti ed emolumenti provenienti dal loro esercizio, che avea concessi all’antecessore Scalet.

Ma M.r nella sua sapienza e giustizia stabilì, che sia del Parroco quel che spetta al Parroco, e se i Curaziani non possono mantenere il Curato ei sia in libertà di cercarsi altro migliore stipendio.

E così il Parroco fu esente  da qualunque obbligazione di concorrere in nessun modo al , giacché fino al mantenimento di quel Curato, e giacché la decisione fu provocata del Vener. Superiore, così a questa Ei s’attiene fino al 1.o Ottobre, giacché fino al 30 Settem. ha soddisfatta anticipatamente la sua Colletta.

Sarà dunque in memoria dei Facenesi il ricorso al Vescovo fatto giacché loro costa una genova all’anno che il Parroco avea promessa fino che poteva e voleva finché il Curato avesse conseguito un emolumento stabile dal Comune, e dalla quale promessa fu esentato il Parroco pel fatto ricorso, con cui pretendevasi togliere i diritti Parrocchiali; ceduti come retro è notato, per 4 mesi allo Scalet.

Istruzione a tutti di non lasciarsi pregiudicare nei propri diritti, giacché quel che si cede a uno si pretende poi doversi cedere a tutti.

A lumi di questa luna non si può neppure fare il bene che n’è disposto per non far male ai successori ed a se stessi, chiamati per far per giustizia quel che si concesse una volta per carità e grazia.

Da questa cronaca non si coglie l’esito della richiesta da lui fatta nel 1872 di essere secolarizzato, però è un fatto certo che, nello stato personale del clero diocesano del 1873, alla sede curaziale di S.Maria di Facen risulta assegnato padre Anacleto da Rumo (Trento) di anni 41.

(61) Nel cimitero di Facen, da molti anni soppresso, si poteva leggere nella lapide posta sulla sua tomba anche queste parole: Innocenti Scalet / Presbytero, privatim pubblicaeque benedocenti, duodeviginti discipuli / sacerdotes pergrati.
Ecco un’altra severa lezione della storia. Tutti sappiamo che  la tomba di un caro congiunto è il luogo che meglio alimenta la nostra memoria e il legame che unisce i vivi ai morti. Quando la tomba scompare con i resti dell’estinto e di ogni altro sensibile simulacro a ricorso, com’è successo nella soppressione del cimitero di Facen, diventa inevitabile la devastazione del tempo e il subentro d’un irrevocabile oblio.
(62) A badare ancora alla citata pubblicazione ciclostilata della parrocchia di Facen del 1994, anche il secondo curato non trova spazio nella storia archivistica della curazia. Si chiamava appunto don Celestino Zorzi, nato a Cles, sopra Trento e dell’età di 35 anni quando arrivò a Facen. Essendo la dotazione della curazia molto povera ed insufficiente per il mantenimento suo e dei familiari, don Celestino ottenne l’insegnamento nella scuola comunale elementare istituita a Facen.

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Tratto dal “ Libro cronistorico della parrocchia di Pedavena (1757-1924)” a cura di Giuseppe Corso e Aldo Barbon
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