1855 – (2° parte) Campane e Facciata di Facen

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Ora vedrai, o dilettisimo, cosa possa fare una popolazione quando sia unita da uno stesso amore quantunque povera e bisognosa.

Ti rammenti il gaudio del Parroco e dei Parrocchiani di Facen per aver ottenuta la nuova Immagine che occupò il posto della vecchia deforme concessa a quei di S. Duan (34), che la riformarono, ed adornatala riscuote colà culto e venerazione?

Ora il Parroco grato alla donatrice nella brama di consolarla nel dolore in cui era rimasta per tal privazione persuase quel popolo a fare la facciata della Chiesa.

Ma che ? Quel popolo di sentimenti alti e generosi insieme alla facciata volle anco tre campane in luogo della unica vecchia e piccola.

Radunatisi quindi i capi famiglia nella Piazza sottoscrissero generosa Colletta ed eletti Tre Procuratori Antonio Bertelle d.o Morgante, Carlo Rispetto e Bortolo Perotto d.o Cistel, si ordinarono le tre nuove campane al Sig.r Pietro Conbalchini di Bassano, il cui trasporto vien fissato il 29 Giugno 55.

Nel giorno stabilito ecco il Parroco con Morgante e Cistel a Bassano spettatori del getto delle istesse, che collaudate da un Professore rinomato, dato un aconto e rilasciati i Vaglia da pagarsi entro l’anno di prova, vengono tradotte al loro destino.

La più piccola di esse è del peso di Lib. Bassanesi 199, la seconda di lib. 271 ½ e la terza, cioè la grande in Do, di Lib. 387, che a lir.v. 4 e soldi 6 importano la somma di V.L. (Venete Lire  n.d.r.)  3.597:10.

Se v’aggiungi le spese di trasporto ed i telluri che si dovettero costruire di nuovo per riporle sulle fenestre del Campanile incapace di riceverle nel vano, si ritrova la spesa di circa V.L. 4.000.

Vedi qual Cuore in un Popolo si povero! Meritava bene che l’Arciprete li ajutasse nella impresa con V.L. 300, tanto più che assieme dovea farsi la facciata.

Ed ella si fece per opera dell’espertissimo e di bella immaginativa Domenico Marchioro di Teven che entro l’Agosto la diede ultimata come si mira; in cui vi sono ancora connesse due belle nicchie da essere riempiute dallo zelo de’ miei successori.

Tal’opera assorbì altre Ven. L. 1.000, senza computarvi le fatiche manualli prestate dal popolo per ruolo: né si deve meravigliare se sia sortita grande la nuova spesa al riflesso della Bella Porta di Pietra, che ne consumò oltre la terza parte.

Con ammirazione di tutti in un anno il popolo di Facen pose nella sua Chiesa la ingente somma di oltre settemila computandovi l’intrinseco valore della loro Madonna con la dote che seco portò di un abito ricco con fiori d’argento valutato per 700 ven. di altro abito di damasco verde e di un terzo abito rosso del prezzo complessivo di ven. 200; di un pajo di orecchini, camice e le Corone per essa ed il Bambino per le altre 150; a cui il popolo aggiunse altri regali più o meno preziosi.; ed il Parroco le regalò un Crocefisso d’argento portato da un cordone dell’istesso metallo da essere sempre appeso all’immagine.

La custodia della stessa e l’incarico di vestirla secondo le solennità, e l’impegno di guardar in propria casa la dote ed i regali venne dato dalla Padrona e dal Parroco all’impareggiabile zelo e fedeltà di Maddalena Pitton, moglie di Antonio Bertelle d.o Morgante per sempre.

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(34) San Duan : San Giovanni, anche nelle varianti Zuan, Zan. Qui probabilmente si riferisce alla frazione di Feltre, Sanzan, nella cui chiesa appunto viene conservata una simile statuetta della Madonna con Bambino
Tratto dal “ Libro cronistorico della parrocchia di Pedavena (1757-1924)” a cura di Giuseppe Corso e Aldo Barbon

A.Chs_P12

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