1782 – Facen : principi della lite con Pedavena ( 1° parte )

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1782: Principi della Lite della Parrocchia per la Parrocchiale ( 1° parte )

Erano già più di quattrocento anni, per quanto si ha da memorie esistenti in questa canonica, e da Processi esistenti nell’Archivio di Feltre all’off.o de’ Morti, che li Comuni di Facen, Col, Teven, Travagola e Norcen mai non si convennero con quelli di Pedavena, Sega, Tornaolo, Murle e Carpene all’occasione di dover fare qualche spesa per il mantenimento della Chiesa Parrocchiale di S.Gio.Batt.a di Pedavena.

Contendevano gli ultimi che i primi pure dovessero concorrere con egual porzione di essi all’occasione di gettar qualche Rata per ristauro e mantenimento di essa Chiesa e della Casa del Parroco. I primi fecero sempre resistenza in tali occasioni, adducendo specialmente in pretesto per esimersi, il peso che avevano di dover soli mantenere le loro rispettive Chiese Filiali (29).

Nacquero Decreti de’ Vescovi più volte a favor de’ secondi e contro de’ primi, ma tutto indarno perché sempre cercarono ostinatamente di esimersi. Non mancarono de’ tempi in questo corso di anni in cui incontrarono tra loro litigi strepitosi e dispendiosissimi nei quali ora nacquero sentenze favorevoli a Pedavena e consorti, ora propizi almeno in qualche parte a quelli di Facen e consorti.

Una perentoria definizione però ed una massima ferma non fu mai stabilita, mentre tali processi dopo lunghi dispendi e moleste contenzioni restarono sempre aperti e indefiniti con delle appellazioni e dell’una e dell’altra Parte.

È qui pur da notare come per cagione appunto di tali incessanti dispareri tra li sud.ti rispettivi Comuni all’occasione di pubbliche spese, quando occorre di fare qualche ristauro alla Canonica, quelli di Facen e consorti mai non concorsero, se non sforzati di volta in volta da Mandati e Decreti de’ Vescovi o Pretori, come raccogliesi da Processi; ed allorché, ridotta la Vecchia Chiesa Parrocchiale cadente dall’edacità de’ tempi, resesi indispensabilmente necessaria la rifabbrica della medesima, quelli di Pedavena e consorti, già in disperazione di poter ridurre i sud.ti di Facen e consorti a dividere tra loro la spesa e le rate per tal opra senza incontrar nuovi litiggi e dispendi inutili, che avrebbero forse protratta lungamente la rifabbrica medesima sì necessaria, si contentarono di raccogliere dai primi Comuni spontanee oblazioni soltanto, sottomettendosi volontariamente i secondi Comuni al resto delle gravi spese, che si resero fin ora necessarie per la mentovata edificazione, gettando tra di loro soltanto delle rate frequenti fino all’anno corrente, come si accennò sul principio delle presenti memorie.

 (29) Credo che duri ancora ai tempi nostri il ‘localismo’, cioè il fenomeno per il quale le frazioni comunali di tutti i municipi dell’universo soffrono di un esasperato amore sclusivo per il proprio piccolo centro abitato e, nei riguardi del capoluogo, di un complesso di inferiorità ed emarginazione, lamentando non solo la mancanza di interesse e di aiuto da parte dell’amministrazione centrale ma anche l’imposizione di ingiusti balzelli. Se questa pretesa di esagerazione avviene all’ombra delle chiese, nel comune discorso lo chiamavano ‘campanilismo’. Nella parrocchia di Pedavena questo fenomeno costituì una secolare preclusione al buon andamento della vita comunitaria, con complicazioni spesso irrisolte. Don Dolfin dedica all’argomento parecchie pagine, ricordando che la giurisdizione parrocchiale di quel tempo abbracciava in un’unica circoscrizione canonica quella che ora è l’intera area comunale di Pedavena e dava alla chiesa sul colle di Tornaolo il ruole preminente di principale centro religioso nella gerarchia delle 10 ‘ville’. Tale primato ecclesiale non era stato accettato di buon grado dalle frazioni più lontane, quelle di Facen, Teven, Travagola, Col e Norcen, le quali, seguendo lo spirito di campanile ereditato dagli avi e in nome di una sempre rinnovata identità autonomistica, contestavano ogni richiesta della chiesa matrice quando riguardava la contribuzione alle spese. Dicevano che il vivere atavicamente all’ombra delle loro chiesette filiali, dava loro il diritto-dovere di raccogliere i propri corrispettivi testatici soltanto per i bisogni della loro manutenzione, esimendoli da ogni obbligo verso la chiesa matrice. Don Dolfin si dilunga nell’esporre la situazione ai suoi giorni, affermando che quei contrasti avevano avuto inizio ancora quattrocento anni prima di lui e che lungo i secoli s’erano ripetuti con la stessa solfa, portati di frequente davanti alla magistratura ecclesiastica e a quella civile, e di volta in volta faticosamente composte da apposite risoluzioni.

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Tratto dal “ Libro cronistorico della parrocchia di Pedavena (1757-1924)” a cura di Giuseppe Corso e Aldo Barbon

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